Giornata Mondiale del Rifugiato: l’umanità non conosce confini

Questo articolo non vuole essere soltanto un invito a partecipare a un evento. È una riflessione sul significato antropologico e umano della Giornata Mondiale del Rifugiato: su ciò che ci dice di noi, della nostra storia e di chi vogliamo essere.

La Giornata Mondiale del Rifugiato, che si celebra il 20 giugno, non è soltanto una ricorrenza istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con la risoluzione 55/76 del 2000. È un richiamo ai principi fondamentali della dignità umana sanciti dalla Convenzione di Ginevra del 1951 relativa allo status dei rifugiati.

Parlare di rifugiati significa parlare di diritti: del diritto alla vita, alla protezione, alla libertà, alla speranza. Significa ricordare che nessuno sceglie di abbandonare la propria casa, la propria lingua, gli affetti e la propria terra se non costretto dalla guerra, dalla persecuzione, dalla violenza o dalla disperazione. Secondo i dati dell’UNHCR, alla fine del 2025 erano più di 117 milioni le persone nel mondo costrette a fuggire, il numero più alto mai registrato nella storia moderna.

In un tempo in cui il razzismo e la xenofobia cercano di costruire muri materiali e simbolici, alimentando la paura dell’altro e la violenza invece della conoscenza reciproca, è quanto mai necessario aprirsi all’altro. I confini possono delimitare gli Stati, ma non possono delimitare l’umanità. Come scriveva il filosofo e sociologo Zygmunt Bauman, la paura dello straniero non è un fatto naturale, ma una costruzione sociale: le società che investono nella paura invece che nella conoscenza reciproca si condannano a una solitudine solidale che impoverisce tutti.

Per questo motivo il 20 giugno Rieti celebrerà questa giornata attraverso il linguaggio più universale che esista: quello dell’arte. Un particolare ringraziamento va ai responsabili e a tutto il gruppo di operatori del Progetto SAI de Il Samaritano odv della Caritas diocesana e dell’Ufficio Migrantes di Rieti, che ogni giorno trasformano l’accoglienza in percorsi concreti di inclusione, ascolto e autonomia, con il loro lavoro spesso silenzioso, rendono possibile la costruzione di una comunità fondata sul rispetto della persona.

Tra i momenti più significativi della giornata vi sarà il progetto “Voci e Suoni in Viaggio”, attraverso il quale alcuni ragazzi e ragazze del Progetto SAI presenteranno un brano scritto da loro. Un percorso nato per dare voce alle loro esperienze, ai loro sogni e alla loro identità, in collaborazione con gli Abatjour, Isma Amour e Liam Giovannelli. Il 20 giugno il brano sarà registrato insieme ad Antonio Sacco e successivamente diffuso sulle piattaforme musicali, affinché quelle voci possano continuare a raccontare una storia di incontro e di speranza.

L’iniziativa rappresenta anche un invito aperto a tutte le band, agli artisti e alle artiste del territorio. Perché il talento non conosce frontiere e l’arte, più di ogni altro linguaggio, possiede la capacità di abbattere barriere culturali e pregiudizi.

Tra gli appuntamenti della giornata sarà presentata la performance “Dance of Freedom and Peace”, curata da Giorgia Rubera, antropologa impegnata da anni alla diffusione di una cultura dell’incontro, del dialogo e dell’integrazione tra popoli e tradizioni diverse, insieme alla danzatrice svizzera Julia Haussener, ideatrice della Silk Dance: una ricerca artistica che intreccia tradizioni provenienti dalle culture della storica Via della Seta, facendo del dialogo tra i popoli il proprio linguaggio espressivo.

La danza è forse il linguaggio più corporeo e immediato dell’incontro tra culture. L’antropologa Adrienne Kaeppler ha descritto il corpo danzante come un testo culturale: ogni gesto porta in sé stratificazioni di storia, memoria, identità.

Accanto a loro porterà in scena una performance di danza africana Ilaria Nobili, operatrice e dirigente UISP Roma, Unione Italiana Sport Per tutti, da anni impegnata concretamente nel campo dell’integrazione culturale attraverso lo sport e le arti performative. Il suo lavoro con la UISP incarna la vocazione profonda di quell’organizzazione: rendere lo sport e la cultura strumenti di coesione e inclusione sociale, abbattendo le barriere che dividono le comunità. Insieme alle sue allieve porterà in scena la ricchezza della danza africana.

La giornata sarà impreziosita anche dalla mostra “Heart of Gaza”, dai laboratori artistici e da numerosi momenti musicali e culturali. La cultura come riconoscimento dell’altro e di educazione alla pace.

In un’epoca in cui si costruiscono muri e si alimentano paure, scegliere di incontrarsi attraverso la musica, la danza e l’arte significa coltivare un linguaggio universale di amore, rispetto e condivisione.

Una giornata che appartiene a tutti

La Giornata Mondiale del Rifugiato non appartiene soltanto a chi è costretto a lasciare la propria terra. Appartiene a tutti noi, perché misura la qualità della nostra democrazia e della nostra umanità. Come scriveva Hannah Arendt, lei stessa rifugiata e apolide per anni, il diritto ad avere diritti  è il più fondamentale di tutti: senza di esso, ogni altro diritto diventa una promessa vuota.

Una società si giudica dalla capacità di difendere i diritti dei più vulnerabili, non dalla forza con cui innalza i propri confini. Celebrare il 20 giugno a Rieti, attraverso l’arte e la cultura, è un modo concreto per scegliere da che parte stare, perché ogni incontro autentico è un confine che si trasforma in orizzonte.